UE: entro il 2030 il 15% delle case deve passare almeno dalla classe G alla F

Andiamo ora a vedere, qui di seguito, in cosa consiste, a grandi linee, quello che è l’attuale piano della Commissione Europea. Esamineremo in particolar modo tutto quel che riguarda gli edifici a emissioni zero. Il piano in questione dovrà essere messo in pratica con risultati concreti entro il 2030. Infatti le nazioni che attualmente fanno parte dell’Unione Europea, secondo quanto recentemente stabilito da Bruxelles, sono chiamate a effettuare interventi di riqualificazione entro il 2030. Per questa data dovranno essere riqualificati almeno il 15% degli edifici rientrati nella classe energetica di tipo G. Inoltre i paesi dell’UE avranno la possibilità di vietare l’utilizzo dei combustibili fossili per quanto riguarda il riscaldamento, a partire da dal 2040

Il Green Deal europeo

L’intenzione di Bruxelles è chiara, lo scopo è quello di andare a mettere in linea tra loto tutte le regole che riguardano il rendimento energetico degli edifici. Il nuovo Green Deal europeo vuole inoltre eliminare il carbone dal proprio parco immobiliare, almeno entro il 2050. Questi sono i principali obiettivi previsti dalla revisione del rendimento energetico nell’edilizia, proposta dalla Commissione europea. In questo modo la strategia messa in campo diventa una vera e propria azione legislativa di tipo concreto. Una nota della UE spiega poi che questa proposta renderà più facile la ristrutturazione di case, scuole, ospedali, uffici e altri edifici in tutta l’Unione. Allo stesso tempo, in questo modo, si avrà la riduzione di gas serra e bollette energetiche.

La Commissione ha stabilito che dal 2030 in poi, gli edifici debbano essere a emissione zero. Per quanto riguarda gli edifici destinati al settore pubblico l’UE ha stabilito di partire con tre anni di anticipo rispetto al privato, cioè dal 2027. In altre parole questo vuol semplicemente dire che tutti gli edifici dovranno arrivare a consumare molta poca energia. Dovranno inoltre essere alimentati da fonti rinnovabili per quanto possibile e non dovranno produrre nessuna emissione proveniente da combustibili fossili. Il loro attestato di prestazione energetica dovrà quindi passare indicare il loro potenziale contributo al riscaldamento globale basandosi sulle loro emissioni durante il ciclo di vita totale dell’edificio pubblico o privato che sia.

La riclassificazione degli edifici

Passando invece all’aspetto ristrutturazioni, vediamo che sono stati qui proposti dei nuovi standard minimi. La nuova prestazione energetica europea prevista vuole che almeno il 15% del patrimonio edilizio peggio performante di ogni Stato membro dell’Unione dovrà quindi passare dalla sua attuale classe energetica G alla classe F, come minimo. Tutto ciò dovrà avvenire entro l’anno 2027 per quel che riguarda gli edifici classificati come non residenziali, mentre il limite stabilito per quelli residenziali è posteriore di 3 anni, fissato com’è al 2030. La Commissione Europea ha voluto spiegare che tutta questa nuova attenzione iniziale nei confronti degli edifici a basse prestazioni più basse riesce soddisfare un doppio obiettivo. Il primo è quello della de-carbonizzazione, mentre il secondo è quello di alleggerire la povertà energetica.

Gli APE, acronimo che indica gli Attestati di Prestazione Energetica, secondo quanto comunicato nella recente nota diffusa dalla Commissione Europea, forniscono informazioni che risultano essere pubblicamente disponibili per quel che riguarda il consumo energetico e, allo stesso tempo, diventano delle guide molto importanti che possono aiutare a prendere decisioni migliori nel campo di investimento degli acquisti e degli affitti. Per questo motivo l’attuale revisione prevista da questa attuale direttiva propone di estendere l’obbligo di APE anche a tutti gli edifici che sono soggetti a importanti eventi di ristrutturazioni, ma anche a quegli edifici che sono sottoposti a rinnovo del contratto di locazione, così come a tutti gli edifici di tipo pubblico.

Da A a G

In maniera simile a quanto precedentemente visto, anche tutte le tipologie di edificio o di unità immobiliari che sono messe in vendita o in affitto dovranno quindi essere dotate dell’apposito certificato. Inoltre la loro classe energetica dovrà sempre venire indicata in ogni genere di annuncio sia esso di vendita o di locazione. Entro l’anno 2025, ogni genere di certificato dovrà quindi essere basato su quella che sarà una vera e propria scala armonizzata che partirà da A a e arriverà a G. Rispetto alle precedenti ipotesi finora circolate, la Commissione Europea non ha indicato nessun tipo di classe energetica minima che deve essere raggiunta, né delle date di scadenza da rispettare.

Con questa proposta la Commissione Europea ha voluto introdurre anche il Building Renovation Passport. In pratica si tratta di particolare documento destinato a fornire ai proprietari tutte quelle informazioni che sono utili per agevolare la ristrutturazione graduale e la pianificazione che dovrà portare l’edificio ad avere emissioni zero nei termini di tempo previsto. Inoltre questa recente proposta arriva a definire quelli che sono i cosiddetti mortgage portfolio standards, parliamo di un meccanismo particolare che, una volta applicato, andrà a incentivare i finanziatori a incrementare le prestazione energetiche del loro portafoglio di edifici e, allo stesso tempo, andrà a incoraggiare anche i clienti a far diventare le loro proprietà più efficienti per quel che riguarda l’aspetto energetico.

Nessun incentivo per l’installazione di caldaie

La Commissione Europea ha inoltre invitato tutti gli attuali Stati membri a tenere ben presente questi aspetti della ristrutturazione all’interno delle loro nuove norme riguardanti il finanziamento pubblico e privato. Inoltre ha ricordato loro la necessità d’istituire per tempo tutti quegli strumenti che possano risultare adeguati a svolgere tali lavori, specie per le famiglie a basso reddito. Secondo questa recente proposta inoltrata, non sembrano essere previsto nessun genere d’incentivo finanziario per quel che riguarda l’installazione di caldaie a combustibili fossili a partire dal 2027. La Commissione Europea ha quindi ricordato ai suoi Stati membri il loro potere di divieto nei confronti dell’uso di combustibili fossili negli edifici presenti all’interno dei loro confini.

Cosa cambia per la mobilità

L’applicazione di queste nuove regole dell’UE dovrà incoraggiare l’uso e l’integrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le cosiddette IT, ma anche di tutte quelle nuove tecnologie smart, cioè intelligenti, che siano in grado di far funzionare gli edifici nel modo più efficiente possibile. Inoltre con queste nuove regole viene richiesta la creazione di banche dati digitali riguardanti gli edifici. Passando invece all’aspetto della mobilità, possiamo vedere che la proposta inoltrata dalla Commissione Europea ha lo scopo di sostenere l’introduzione d’infrastrutture destinate alla ricarica dei veicoli elettrici sia negli edifici classificati come residenziali che in quelli commerciali, a cui si devono aggiungere parcheggi che avranno lo scopo esclusivo di ospitare le biciclette.

Foto: IdeaGreen