Sconto in fattura o cessione del credito: quali dei due prediligere?

Quest’articolo si occuperà della definizione dello sconto in fattura e della cessione del credito. Inoltre, verranno fatte delle distinzioni tra le due soluzioni. E si descriveranno gli effetti di ciascuna. Ma è necessario innanzitutto premettere che qualunque sia la propria scelta, c’è sempre un vantaggio in serbo per il contribuente. Perché quest’ultimo può beneficiare di una detrazione sulle spese in ogni caso. Chiunque può optare per l’una o per l’altra soluzione, ma solo a patto che la controparte acconsenta all’operazione. E non solo. Bisognerà comunicare tale decisione in forma telematica presso il sito dell’Agenzia delle Entrate. Sulla suddetta piattaforma, tra l’altro, è possibile visionare, accettare o rifiutare gli eventuali crediti.

Definizione delle due soluzioni, e i loro effetti

Per “sconto in fattura” si intende una modalità di rimborso che permette di ottenere uno sconto di pari importo da applicare sulla fattura di un fornitore. Per “cessione del credito” si intende invece un accordo contrattuale con cui il diritto di credito di un soggetto (ovvero il cedente) si trasferisce a un acquirente terzo (ovvero il cessionario) che lo compra a un dato prezzo, e poi si riscuote il suddetto nei confronti di un debitore (ovvero il ceduto). L’articolo numero 1260 e successivi del Codice Civile disciplina quest’ultima decisione. Tutti i crediti deteriorati, che siano commerciali oppure finanziari, possono essere ceduti sia gratuitamente che previa il pagamento di un importo.

Che cosa comporta scegliere ciascuna delle due opzioni? Dunque, lo sconto in fattura implica un effettivo sconto sul costo dei lavori uguale alla percentuale della detrazione che altrimenti si applica nella dichiarazione dei redditi. Per esempio, se si opta per questa soluzione col Bonus Ristrutturazioni del 50%, lo sconto risulta appunto del 50%. Ma non si può ottenere lo stesso risultato col Superbonus 110%. Al massimo, si può mettere in pare il totale dei costi. Inoltre, si perderebbe un 10% extra che si può recuperare con la dichiarazione. Grazie alla cessione del credito, si ottiene il pagamento dei lavori pagati con bonifico e registrati con regolare fattura. E dunque si stabilisce un accordo tra il contribuente e l’ente cessionario.

Differenze tra le due soluzioni, e come richiederle

Come si può distinguere lo sconto in fattura dalla cessione del credito? Utilizzando il criterio della finalità ultima per cui si sceglie l’una o l’altra soluzione. In poche parole, si può affermare che: – nel primo caso, si adotta una soluzione che consente l’abbattimento del costo dei lavori direttamente dalla ditta, ma fino a una somma il cui importo non sia superiore al costo dei suddetti lavori; – nel secondo caso, ha luogo una vera e propria cessione della detrazione fiscale da parte del contribuente verso un ente terzo. E questa cessione avviene a fronte di un rimborso che ammonta a un importo massimo corrispondente a quello altrimenti detratto in sede di dichiarazione.

Qualunque sia la propria scelta, è necessario esercitarla tramite la piattaforma web dell’Agenzia delle Entrate. Entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello in si sono effettuate le spese, questo ente deve ricevere una comunicazione in cui si esplicita la propria rinuncia al bonus fiscale e si preferisce o una cessione del credito o uno sconto in fattura. Se tale operazione risultasse troppo complicata da eseguire, esistono degli intermediari che sono abilitati alla trasmissione online di ogni dichiarazione fiscale presso l’Agenzia delle Entrate. Questo significa che gli impiegati dei Centri di Assistenza Fiscale ACLI presenti su tutto il territorio nazionale possono offrire la propria assistenza in merito a questa procedura.

Per cosa chiedere queste soluzioni, e chi può chiederle

L’articolo 121 del Decreto Legge numero 34 del 19 maggio 2020, ovvero il “Decreto Rilancio”, ha introdotto la cessione del credito o dello sconto in fattura in relazione ai bonus casa. L’articolo riguarda coloro che negli anni 2020 e 2021 hanno eseguito i seguenti tipi di lavori trainati e trainanti per cui spetta il Superbonus; – il recupero del patrimonio edilizio. Ovvero gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di ristrutturazione delle singole unità immobiliari; – l’adozione delle misure antisismiche che rientrano nel Sismabonus; – la riqualificazione energetica contenuta nell’Ecobonus; – l’installazione degli impianti di tipo fotovoltaico; – il recupero o il restauro della facciata degli edifici, così come previsto nel Bonus Facciate; – l’installazione delle colonnine per ricaricare i veicoli elettrici.

Non ci sono dei requisiti specifici per l’identikit del soggetto che può prendere in considerazione lo sconto in fattura o la cessione del credito. Gli unici criteri riguardano il fine ultimo per cui può effettuare tale richiesta presso l’Agenzia delle Entrate. Ci sono due casi in cui si può operare tale scelta. Nel primo caso, sussiste la cosiddetta incapienza fiscale. Di che cosa si tratta? Di una situazione che si viene a creare se l’imposta lorda è minore rispetto alle detrazioni. O se il reddito imponibile è talmente basso da non poter consentire le deduzioni spettanti dalle norme fiscali. Nel secondo caso, il contribuente semplicemente lo desidera, in alternativa alla detrazione.

Le novità

Il Decreto Rilancio ha introdotto l’opportunità di cedere le detrazioni che consentono l’usufrutto del Superbonus 110%, estendendo la suddetta anche al Sismabonus, all’Ecobonus e ai lavori di ristrutturazione edilizia che non rientrano nel Superbonus 110%. Si ottiene così uno sconto in fattura dal fornitore. Oppure si ottiene il rimborso di quanto si è speso dalle banche e dagli istituti finanziari. A novembre, la neo Legge di Bilancio 2022 ha consentito una proroga di tale possibilità fino al 2024. Un’ulteriore novità è costituita dal fatto che un CAF o di un professionista abilitato deve concedere il visto di conformità. Oltre a ciò, un tecnico abilitato deve accertarsi della congruità delle spese effettuate.

Sconto in fattura o cessione del credito: conclusione

Lo sconto in fattura e la cessione del credito saranno quindi oggetto di proroga, in base alla Legge di Bilancio 2022 per cui è stata stanziata una spesa di circa 30 miliardi di euro. Il 16 novembre è iniziato il suo iter parlamentare. Una volta che verrà approvata, i soggetti aventi diritto a una o all’altra soluzione apprenderanno dai 219 articoli di cui è composta le novità riguardo alla revisione del reddito di cittadinanza, alla strategia sulle pensioni per il dopo Quota 100 e alla riforma degli ammortizzatori sociali. Nel frattempo, la Commissione europea ha dato il via libera sul pacchetto di novità, ma raccomandando di prestare attenzione alla spesa pubblica.